L'Ultramodernità: un'orda di zombie affamati di carne morta

Nel supermercato della follia consumistica, un'orda di zombie famelici si riversa su montagne di carne morta.

Bovini sacrificati, conigli arresi, polli decapitati e selvaggina ormai senza vita fanno gola a creature che ricordano l'insaziabile fame dell'uomo postmoderno. 

Marc Augé avrebbe definito questo scenario come un'incarnazione della surmodernità, dove la frenetica corsa al consumo è paragonabile alla brama di cervelli da parte degli zombi. Una danza macabra tra la necrofilia alimentare degli zombi e l'ossessione del consumo umano, dove la distinzione tra carne viva e morta sfuma in un banchetto di eccessi.

Siamo ormai nell'Ultramodernità: il regno dell'eccesso di riferimenti individuali (cfr. Marc Augé) e di soddisfacimento degli appetiti inarrestabili, fino all'ultimo tabù, ancora da infrangere, della carne umana (cfr. Soylent Green).

La sociologia si ritrae di fronte a questo spettacolo surreale, rivelando una verità inquietante sull'insaziabile fame che lega le due specie: una sete di gratificazione immediata, senza riflessione, che trasforma il supermercato in un altare consumistico della modernità distorta.

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