22 novembre 1963: uno dei tre eventi per capire l'Ultramodernità
(dal romanzo "Subliminal", di Damien Caragiale. Nota al testo n.28)
I nomi delle piazze rappresentavano gli avvenimenti cardine per capire l'Ultramodernità: la Piazza 911, sul pericolo del terrorismo indefinito, un nemico fantasma che nessun cittadino aveva mai veramente visto; si diceva che i terroristi si annidassero nelle caverne naturali in Medioriente, dove erano stati trovati i manoscritti di Qumran, un pericolo senza volto ed incomprensibile che aveva aggredito le coscienze di milioni di persone e che era stato debellato con delle guerre necessarie all'inizio del XXI secolo;
la piazza JFK, lettere di cui quasi nessuno conosceva il significato, ma si si riferivano all’uomo politico caduto sotto gli occhi dei cittadini di Dallas per mano di un folle, una verità fatta inghiottire come olio di ricino per coprire l'esistenza dello Stato Ombra che esisteva a quei tempi, uno stadio embrionale che doveva essere l'anticamera del Superstato che ora magnificava l'opera di quell'uomo caduto nella Dealey Plaza e veniva celebrato come precursore della fratellanza universale e del provvidenziale evitamento della guerra atomica, catastrofe seconda solo alla Grande Minaccia.
Quest'ultima era oggetto della terza piazza, quella della Memoria. Non c'era neanche il bisogno di dire memoria di cosa, perché nel bootloader di ogni cervello dormiente d'ogni città del Superstato, ognuna con la trinità delle piazze commemorative, era stato installato il pericolo scampato dell'Invasione, non si doveva nominare neppure, bastava mantenerne vivo il ricordo come monito all'obbedienza verso chi aveva respinto il Nemico, il prototipo di qualsiasi nemico, l'altro, quello che viene da lontano.


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