1 settembre 2022: reintegro dei docenti sospesi
La notizia secondo la quale i docenti sospesi potranno tornare in servizio il 1° settembre sicuramente fa tirare un sospiro di sollievo a molti.
Ma come interpretare questa svolta "distensiva"?
Sicuramente non con la presunta efficacia del vaccino, tant'è che la gente vaccinata continua ad ammalarsi.
Fa comunque piacere che venga meno uno dei provvedimenti più discriminatori e ricattatori dell'intera storia della Repubblica Italiana.
Tuttavia ci sono almeno un paio di notazioni da fare.
Per prima cosa, il fatto di essere in tempi di campagna elettorale dà una connotazione piuttosto utilitaristica alla decisione di non vessare una buona parte dell'elettorato. Una eventuale recrudescenza dell'obbligo di green pass per lavorare avrebbe inasprito il fronte di un blocco granitico di personale della scuola, portandolo su decisioni elettorali sicuramente non favorevoli a tutte quelle parti politiche che invece il green pass l'hanno votato e sostenuto, spacciandolo per strumento di sicurezza.
Vale la pena di chiarire l'inaffidabilità di questo strumento e soprattutto la sua assurdità: abbiamo assistito ad intere orde di tridosati che si ammalavano, e continuano ad ammalarsi di covid, mentre i docenti sani venivano prima sospesi e poi demansionati. Dunque il green pass non ha per nulla assicurato di lavorare in un ambiente esente da pericoli, come aveva assicurato Draghi nella memorabile conferenza stampa in cui dichiarava: "se non ti vaccini, ti ammali, muori o contagi e fai morire".
In altri tempi, una dichiarazione così falsa avrebbe indotto qualsiasi Presidente del Consiglio a dimettersi, come accaduto in passato per molto meno.
Secondariamente, c'è da interrogarsi sul perché delle norme così stringenti come quelle del 21 luglio 2021 (vedi l'articolo: "Il giorno dell'infamia") che invece oggi si sciolgono al sole.
Era veramente necessario obbligare i lavoratori della scuola al possesso del green pass per lavorare? Oggi sembra una misura del tutto sproporzionata e poco efficace (vista la poca efficacia del vaccino), e pensiamo fosse altrettanto nel 2021.
La questione è questa: quali forze extranazionali hanno premuto per creare nel 2021 un cappio intorno al collo di docenti e sanitari?
A quale diktat si è conformato il Ministro Speranza? Solo interesse economico delle case farmaceutiche o c'è qualcosa di più, un disegno più grande?
Questi sono nodi ancora non sciolti, che aspettano di essere chiariti.
C'è poi un altro aspetto che dovrebbe indurre a non abbassare la guardia: lo strumento del green pass è tutt'altro che sparito; nel decreto di marzo esso viene prorogato al 2023, quindi il governo si riserva di poterlo utilizzare nuovamente se le cose dovessero peggiorare.
Da quest'ultimo dato, presumiamo che la battaglia potrebbe non essere finita, e c'è ancora bisogno di fare quadrato attorno ai diritti inviolabili della persona, vilmente calpestati a partire da quel 21 luglio 2021.
Damien Caragiale


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